Come spendere 1.500 euro prima ancora di uscire dal garage

L’itinerario che abbiamo costruito parte da un concetto molto semplice. O almeno così sembrava un anno fa davanti a una cartina aperta sul tavolo della cucina :

Partire, raggiungere la Via della Seta, percorrerla e tornare a casa. Tutto in 50 giorni. Facile, no?

Per non arrivare già stanchi prima ancora di iniziare il viaggio, abbiamo deciso di saltare i Balcani. Li avevamo già attraversati due anni fa e rifarli avrebbe significato aggiungere centinaia e centinaia di chilometri che, sinceramente, preferiamo spendere più avanti.

Quindi abbiamo prenotato con Adria Ferries un traghetto A/R Ancona-Durazzo. Meno ore di navigazione, meno soldi da spendere e più tempo da dedicare alle cose davvero importanti… tipo sopravvivere.

Per tre persone, tre moto e una cabina siamo intorno ai 440 euro a testa. C’è chi spende quella cifra per una settimana in un villaggio turistico. Noi per andare a cercarci rogne dall’altra parte del mondo.

Sbarcati in Albania, la prima tappa sarà Skopje, in Macedonia. Circa 340 km tranquilli. Una specie di riscaldamento prima della partita vera. Perché da lì inizieranno quattro giorni che potremmo definire….  “intensi” , ecco.

Bulgaria, Turchia, Georgia.

Manate e manate di chilometri che il navigatore, a un certo punto, probabilmente ci chiederà se qualcuno ci sta inseguendo.

L’obiettivo è arrivare il 17 luglio al confine tra Georgia e Russia.

In pratica 4 giorni per attraversare mezza Europa ed entrare in Asia

Dormiremo a Kazbegi, a una trentina di chilometri dal border e , come impone la mia sveglia biologica, alle cinque del mattino tirerò giù dal letto Mauri e Gianni, ci caricheremo di  acqua, viveri, pazienza, rosari da sgranare, santini  e una discreta dose di ottimismo, per poi metterci diligentemente in fila aspettando che il governo russo decida quante ore della nostra vita intende trattenere in ostaggio alla frontiera.

Potrebbero essere tre.

Potrebbero essere dodici.

Potrebbero essere venti.

È tutto parte del gioco.

Se sopravvivremo psicologicamente, arriveremo finalmente a Vladikavkaz dove ci aspetta un meraviglioso hotel Hilton. Sì, avete letto bene.

Speriamo soltanto che nessuno interpreti la scelta dell’albergo come una dichiarazione d’amore verso il nemico pubblico numero uno… il parruccone ossigenato fuori di melone. E comunque la scelta era tra quello o un hotel post  sovietico con suppellettili di Chernobyl sparse ovunque… mentre noi vogliamo solo un materasso comodo. Giuro.

Da lì inizierà la parte che sognamo da mesi.

Le infinite pianure del Kazakistan, dove molto probabilmente ci scioglieremo dentro la giacca da moto.

Poi finalmente entreremo in Kirghizistan attraverso il confine di Bishkek, lasciandoci alle spalle il nulla cosmico per ritrovarci circondati da montagne e vallate spettacolari.

Attraverseremo la Valle di Fergana fino ad arrivare al confine con il Tagikistan, per poi entrare finalmente in Uzbekistan.

Ed eccole li :

Khiva.

Bukhara.

Samarcanda.

Tre nomi che fino a un anno fa sembravano usciti da un libro di storia e che tra poche settimane, se tutto andrà come deve andare, diventeranno casa per qualche giorno.

Proprio a Samarcanda ci sarà il giro di boa, dove rimetteremo le ruote della moto in direzione casa per poi fermarci ancora qualche giorno tra Georgia e il Caucaso orientale per far visita a quelle strade turche che due anni fa ci sono rimaste nel cuore ( dark canyon, D915, Nemrut dagi , Konya…)

Detta così sembra tutto semplice.

In realtà, per arrivare anche solo a scrivere questo itinerario, ci è voluto un anno intero.

Perché la parte difficile non è dire: “Vado a Samarcanda.”

La parte difficile è capire come arrivarci.

Prima regola: non fidarti di Google Maps.

Seconda regola: non fidarti nemmeno delle mappe che trovi online.

Terza regola: verifica ogni singolo confine.

Perché è pieno di border che sembrano aperti… ma solo ai camion, ai commercianti, ai diplomatici e probabilmente alle pecore. Ma non a te.

Tu, con la tua moto, non passi.

E così per fare cento chilometri ti ritrovi a percorrerne seicento.

Il visto russo, unico veramente indispensabile per questo viaggio, lo abbiamo fatto a doppio ingresso turistico tramite Box Office di Torino. Circa 488 euro a testa, comprensivi dell’assicurazione sanitaria russa obbligatoria.

E poi arriva la parte “romantica” del viaggio:

Tagliando.

Gomme nuove.

Assicurazioni.

eSIM.

Documenti ( obbligatoria la patente internazionale convenzione di Vienna 1968 -vale tre anni e costa il doppio 125€ - quella di Ginevra a loro non garbava )

Sono piccole  cose che, messeuna dopo l’altra, hanno la simpatica abitudine di svuotarti il conto corrente.

E ti ritrovi così , prima  ancora di mettere in moto e uscire dal garage, ad aver salutato circa 1.500 euro.

Senza aver ancora fatto un chilometro.

Il resto?

Benzina, hotel, cibo e qualche inevitabile imprevisto.

Perché gli imprevisti non si possono mettere a budget.

E forse è proprio questo il bello.

Se sapessimo già come andrà a finire, non sarebbe un viaggio.

Sarebbe semplicemente un  percorso. E alla fine davanti ad una birra ghiacciata, cosa racconteresti??

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50 giorni in moto. Il bagaglio (quasi) perfetto.

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Meno tre. E in famiglia e’ ufficialmente scattato il panico