50 giorni in moto. Il bagaglio (quasi) perfetto.

Se c’è una cosa che ho imparato organizzando questo viaggio è che il bagaglio perfetto non esiste.

Esiste quello che pensavi fosse perfetto… fino al momento in cui devi chiudere le valigie.

Perché quando hai davanti 20.000 chilometri, cinque Paesi, temperature che andranno dai 5 ai 45 gradi, pioggia, deserto, montagne e frontiere dove non sai nemmeno quando riuscirai a passare, ogni oggetto sembra improvvisamente indispensabile.

“E se poi mi serve?”

È la frase che fa più danni durante la preparazione di un viaggio. La verità è che se potessimo, ci porteremmo dietro anche il divano di casa. Per sicurezza.

La regola numero uno: meno roba, più cervello.

La moto non è una station wagon.

Ogni chilo in più te lo porti dietro per ventimila chilometri.

Lo senti nelle manovre.

Lo senti quando devi rialzarla.

Lo senti quando sei stanco.

E lo senti soprattutto quando devi richiudere le borse dopo aver tirato fuori una maglietta che era finita esattamente sotto tutto il resto.

Ogni sera.

Per cinquanta giorni.

Vestiti? Molti meno di quanto immagini.

La domanda che ci fanno tutti è:

“Ma per cinquanta giorni quante magliette portate?”

Poche.

Molto poche. Esattamente 3

Perché lungo la strada si lavano,

si asciugano , si rilavano e si rimettono.

L’importante è avere capi tecnici che asciughino in fretta e possano essere usati più giorni senza trasformarsi in un’arma chimica.

Più che la quantità conta la qualità… ma il must have di questo viaggio saranno le due bags : lavatrice e asciugatrice.. due borsette speciali che occupano pochissimo posto e ti permettono di lavare e asciugarti la roba senza sembrare uno scappato di casa con le mutande appese allo specchietto retrovisore.

I veri VIP del bagaglio.

Ci sono oggetti che nessuno fotografa per Instagram ma che, quando servono, diventano più preziosi di qualunque altra cosa:

Le fascette.

Il nastro americano.

Il compressore.

Il kit riparazione gomme.

Una torcia.

Un coltellino.

Una powerbank.

Le medicine.

Le fotocopie dei documenti.

E soprattutto… la pazienza.

Quella occupa pochissimo spazio ma salva parecchi viaggi.

La tecnologia è una bella invenzione… finché funziona.

Tablet con le mappe offline

Navigatore.

Telefono.

Interfono.

Action cam.

Caricatori.

Cavi.

Adattatori.

A un certo punto ti rendi conto che stai trasportando più elettronica della sala regia della NASA.

E naturalmente ogni dispositivo ha il suo caricabatterie.

Che è sempre diverso dagli altri.

Perché semplificarsi la vita sarebbe troppo facile.

Il bagaglio emotivo pesa più di quello fisico.

Quello non entra nelle valigie ma parte direttamente con te.

Le aspettative.

Le paure.

L’entusiasmo.

La voglia di vedere posti sognati per anni.

Il timore che qualcosa vada storto.

La nostalgia di casa.

La preoccupazione per i cani.

Le persone che lasci nella più totale ansia

Le persone che incontrerai.

Sono tutte cose che non puoi comprimere dentro una sacca stagna.

Eppure viaggiano con te ogni giorno.

E poi c’è quello che finirà nelle borse senza che tu te ne accorga.

I regali ricevuti lungo la strada.

Un sasso raccolto su un passo di montagna.

Una banconota ormai fuori corso.

Un braccialetto regalato da qualcuno.

Una fotografia stampata.

Un adesivo.

Un pezzo di vita.

Perché il bagaglio del ritorno è sempre più pieno di quello della partenza.

E non per i souvenir…. Ma per tutto quello che il viaggio ti lascia addosso.

Quindi… qual è il bagaglio perfetto?

Quello che ti permette di partire, nonquello che ti fa sentire sicuro.Quello non esiste.

Dimenticherai qualcosa.

Te ne accorgerai quando sarai a mille chilometri da casa.

Imprecherai.

Poi scoprirai che puoi farne tranquillamente a meno.

Perché il segreto dei grandi viaggi non è portarsi dietro tutto ma imparare a vivere benissimo anche con molto meno.

E’ per questo che dopo ogni viaggio torniamo a casa un po’ più leggeri… anche se le valigie pesano di più.

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Giorno 1 e 2 - Il viaggio ha già deciso chi comanda…

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