Giorno 1 e 2 - Il viaggio ha già deciso chi comanda…
Avevamo immaginato la partenza in mille modi.
Ma nessuno aveva previsto un cane che sta male e la moto di Mauri che, a poche ore dal via, decide di andare in corto per un cavo pizzicato.
È curioso come mesi di preparazione possano essere messi in discussione da due centimetri di filo elettrico.
Per qualche ora abbiamo sperato di riuscire a partire davvero.
Poi, come succede quasi sempre, la risposta è arrivata da sola: si risolve quello che si può sistemare e si parte ( per fortuna i ragazzi di Monchiero moto hanno fatto il miracolo)
Verso Ancona il termometro sembra aver rotto ogni patto di civiltà. L’asfalto scioglie le idee, dentro la tuta ti annienti lentamente e quando finalmente vediamo il porto il traghetto è praticamente pronto a salpare.
Riusciamo a salire per miracolo.
Il tempo esatto per essere accolti dal self-service, che riesce nell’impresa di far sembrare economico un ristorante stellato.
Alle otto e mezza di sera io non sono più una persona. Sono un casco appoggiato a un cuscino.
La mattina dopo sbarchiamo a Durazzo.
L’Albania decide di non truccarsi per fare bella figura.
Cumuli di immondizia, caos, gente che ti si avvicina chiedendo soldi e mani che arrivano dappertutto con una naturalezza quasi disarmante.
Non è l’inizio che ti aspetti.
Per fortuna i primi chilometri insegnano subito una regola che ogni viaggiatore conosce: il primo impatto raramente racconta un Paese.
A cambiare completamente la giornata ci pensa Martin, un ragazzo italiano che si è trasferito qui.
Lo incontriamo per caso e dopo dieci minuti sembra uno che viaggia con noi da sempre.
Gianni intanto ha preso appuntamento per pranzo da alcuni amici produttori di vino sulle colline di Tirana, alla Kantina Enol… ma quando pronuncia la frase “facciamo un pranzo veloce” capisco immediatamente che non sarà così .
E infatti non lo è.
Tra vino, racconti, brindisi, vino, burek , vino, il cameriere che canta toto cutugno ogni volta che si avvicina al tavolo , vino, piatti che arrivano senza che nessuno li abbia ordinati (…vino l’ho già detto??) il pranzo assume rapidamente le sembianze di un ricevimento di nozze.
Due ore e mezza dopo ci ricordiamo che dovremmo già essere in Macedonia.
Martin ci saluta lasciandoci un ultimo incoraggiante consiglio:
“Attenzione agli albanesi delle montagne : non vi fermate mai perché vi rubano moto, soldi e dignità.”
Perfetto.
Con questo spirito affrontiamo la strada verso Tropojë.
Ed è qui che l’Albania cambia ancora faccia.
La strada si infila tra le montagne seguendo vecchi ponti ferroviari trasformati in strade carrozzabili , piccoli paesi, vallate immense e curve che sembrano disegnate apposta per il motociclista saponettato.
È uno di quei tratti che non comparirà probabilmente in nessuna classifica delle dieci strade più belle d’Europa….Ma dovrebbe.
Al confine con la Macedonia troviamo due doganieri con l’entusiasmo di chi sta contando i minuti che mancano alla fine del turno.
Guardano i passaporti, timbrano e ci fanno passare. Nessuna domanda. Meglio così.
Il caldo continua a essere feroce.
Perfino gli automobilisti ci guardano con compassione e ci lasciano superare la coda.
Credo sia la prima volta nella storia in cui tre pellegrini sudati suscitano solidarietà.
Poi arriva il parco Nazionale di Mavrovo. Ed è come se qualcuno abbassasse improvvisamente il volume della giornata.
Boschi.
Aria fresca.
Il lago.
Le dighe.
Qualche tenda piazzata sulle rive e il silenzio che torna a farsi sentire dopo ore di motori.
Entriamo a Skopje che è ormai sera.
Non sapevo bene cosa aspettarmi, ma sicuramente non una città così viva. Le piazze sono piene di ragazzi, i locali traboccano di gente e sopra tutto questo continua a dominare Alessandro Magno, enorme, immobile, sproporzionato rispetto a qualsiasi cosa gli stia intorno.
Noi invece siamo decisamente più piccoli.
Mangiamo qualcosa, facciamo una passeggiata che definire veloce è un eufemismo e rientriamo in hotel.
Domani ci aspettano Bulgaria, Turchia e altri settecento chilometri.
Dopo due giorni però ho già capito una cosa: il viaggio che avevamo programmato è rimasto dentro un file sul computer. Quello vero, fortunatamente, sta facendo tutt’altro.
Se anche tu senti il richiamo della strada...
Forse sei già un motociclista.
Forse sogni il tuo primo grande viaggio.
O forse non hai nemmeno una moto, ma senti che esiste un confine nella tua vita che aspetta soltanto di essere attraversato.
Se è così, sei nel posto giusto.
Questo blog vuole essere uno spazio dove raccontare il viaggio nella sua forma più autentica: non come una fuga dalla quotidianità, ma come uno strumento per conoscere il mondo e, soprattutto, conoscere meglio noi stessi.
Benvenuto a bordo…La strada è appena iniziata.