Giorno 6– Benvenuti in Russia. O forse no.
Partiti in tromba alle 6.00 apparecchiati peggio della corazzata Potëmkin, ci dirigiamo a far benzina e a riempire tutto quello che si può riempire: serbatoi, taniche , tanichette, sacche carburante e boccioni dell’acqua perché in Russia c’è la crisi. Non hanno più benzina e , la poca rimasta vale quanto la sindone di Gesu’ Cristo . I russi raccolgono gocce di carburante come mia nonna faceva a medjougorie quando sudava il ginocchio della madonna. La frontiera georgiana sembra essere una passeggiata. Passiamo in 10 minuti e ci sentiamo gasatissimi …La coda di camion ammassati uno sopra l’altro, russi che litigano e sbraitano tra loro per chi deve passare, macchine in terza fila che tentano di arrancare dentro una galleria buia e intossicata dai fumi degli scarichi…. Molto meno piacevole. Svicolando qua e là arriviamo al border russo. E qui ahimè , la musica cambia. Intanto ci separano.. non so dove sia finito mio marito , se l’hanno arrestato o gli stanno facendo il terzo grado in russo sul perché la sua moto sia piena di cibo spazzatura e di benzina… Gianni anche: scomparso. Mi infilano in uno sgabuzzino con tre fogli in mano scritti in cirillico e mi chiedono di compilarli. Per fortuna ho il telefono con me e copio spudoratamente tutto quello che aveva scritto un nostro amico due anni prima… mi ha salvato. Il tizio davanti a me l’ha dovuto rifare 4 volte. I miei documenti sono spariti come mio marito per cui in questo momento sono figlia di nessuno e il telefono non prende. Mi metto in coda per consegnare i fogli compilati e un vecchio alto un metro e una banana cerca di passarmi davanti. Eh no caro mio, ti fai la fila come tutti e aspetti buono .. inizia a strattonarmi dallo zaino allungando il braccio tozzo e cicciotto verso la ragazza dietro il vetro , sventolando il Passaporto. Ovviamente mi giro e gli spiego che sono in coda da più di un ora e ( gentilmente) che se mi tocca ancora una volta glielo stacco. La pianta. Finalmente la ragazza del border mi ritira tutti i papiri e… niente , sono ancora qui che aspetto col nano da giardino. Passano 4 ore e mio marito, insieme a Gianni, salta fuori da una porta blindata con del filo spinato e il doppio cancello come nel 41bis, leggermente provato ma col sacchetto dei viveri svuotato della metà … mentre io non mangio da ieri sera. Devono ancora compilare tutti i fogli ma capto il loro sguardo vacuo, tipo il merluzzo nel banco frigo della pescheria del Conad, e decido di aiutarli passandogli sottobanco il form compilato da me 3 ore prima. Passa un’altra ora buona e inizia a piovere. Gianni salta in piedi come se la panchina su cui si è seduto ad aspettare gli dia la scossa alle chiappe ogni volta che la tizia apre la finestrella per consegnare i documenti ma non è mai il suo turno per cui si risiede e la scenetta si ripete ogni 5/6 minuti .
Alla fine …“ CIRAVENIIIIAAAA!!!!” …ed eccolo che con un balzo felino agguanta i documenti, la patente , la carta dí immigrazione, il libretto della moto e se ne va via tutto trullo. Noi usciamo dal confine dopo altri tre controlli del passaporto fatti nel raggio di trenta metri.
Sosta obbligatoria per l’assicurazione della moto. E finalmente…Russia. Vladikavkaz.
Un pomeriggio libero. O almeno così pensavamo perche’ non avevamo fatto i conti con Putin e con i suoi ottimi rapporti con tutto ciò che ricordi anche vagamente gli Stati Uniti.
Meta è bloccato e così Instagram , Facebook,WhatsApp. Praticamente comunicare con il resto del mondo diventa un’impresa.
Per fortuna i ragazzi della reception dell’hotel sono dei veri smanettoni…Mi installano una VPN che, almeno per ora, sembra fare il suo lavoro.
Problema risolto….Più o meno.
Io però, nel dubbio, ho già tirato fuori la vecchia cartina cartacea. Perché da domani, più che un viaggio verso Samarcanda…sarà un bellissimo tuffo nelle vacanze degli anni Novanta.