Giorni 4 e 5 da Çorlu a Stepasminda, passando per la Turchia, la Georgia… E un pezzo di me che è rimasto indietro.
Prima di raccontarvi il viaggio, devo raccontarvi il motivo per cui sono sparita per due giorni. Ho avuto bisogno di staccare. Di respirare. Di piangere.
La morte del mio cane mi ha devastata in un modo che non riesco nemmeno a spiegare. Ci sono dolori che non fanno rumore, ma cambiano completamente il modo di guardare il mondo. Da un momento all’altro ti rendi conto di quanto tutto sia fragile, di quanto siamo solo di passaggio e di come nessun programma, nessun itinerario, nessun sogno possa metterti al riparo dalla vita.
Avremmo potuto tornare a casa…Per 2 giorni è stato un pensiero fisso. E invece siamo rimasti. Non perché facesse meno male… non perché stessimo bene…Ma perché, dentro tutto questo dolore, stiamo e sto cercando disperatamente un senso. Continuo a lottare con me stessa per non sentirmi una menefreghista, per non pensare che andare avanti significhi lasciare indietro chi ho amato. So che non è così, ma convincere il cuore è infinitamente più difficile che convincere la testa. Forse continuare questo viaggio è anche il mio modo di onorare tutto l’amore che ho ricevuto da lui in questi 6 anni di un cane buono, buffo, intelligente , sensibile, estenuante, testardo e insostituibile..
E poi siamo entrati in Turchia….Ed è stato come tornare a casa.
Sono tornati gli stessi tramonti che due anni fa ci avevano fatto innamorare di questa terra. Quella luce calda che sembra avvolgere tutto, i profumi, le strade infinite, il mare. Ma soprattutto la gente.
La Turchia continua ad essere uno dei posti dove ci sentiamo più accolti al mondo. Persone sorridenti, gentili, ospitali. Sempre pronte ad aiutarti senza chiedere nulla in cambio, ad offrirti un tè, una parola, un sorriso. Ti fanno sentire ospite, non turista e questo fa una differenza enorme.
Poi il confine. E all’improvviso… la Georgia. Un mondo che non ci aspettavamo.
Batumi è difficile da descrivere: è come una Dubai affacciata sul Mar Nero. Tutto luccica, tutto sfavilla, tutto sembra voler stupire ad ogni costo, forse perfino oltre il limite del buongusto.
Non è il mio posto.
L’albergo dove abbiamo dormito sembrava una nave spaziale. Una torre di quaranta piani completamente ricoperta di LED. Credo abbiano usato abbastanza luci da illuminare una piccola città. Eppure, anche lì, il viaggio ha fatto quello che sa fare meglio: ci ha regalato altre persone.
Abbiamo conosciuto quattro piemontesi straordinari, in viaggio su due Panda 4x4 degli anni ‘80. Arrivano da appena venti chilometri da casa nostra… e ci siamo incontrati qui, dall’altra parte del mondo. Vanno in Mongolia, passando dall’Azerbaigian.
Da Samsun fino a Tbilisi è stato un rincorrersi inconsapevole: stessi alberghi, stesse soste, stessi orari. Quante probabilità ci sono?
E poi padre e figlio, tedeschi: dueGS, un viaggio incredibile alle spalle e uno ancora più incredibile davanti: attraversare la Russia per poi rientrare in Germania passando dalla Scandinavia.
Anche con loro è stato tutto un continuo incrociarsi. Li abbiamo superati, ci hanno superato, siamo stati fermati insieme dalla polizia turca, poi ritrovati per caso allo stesso distributore. Alla fine abbiamo percorso un tratto di strada insieme. Ed è questa la magia dei viaggi lunghi: le persone che sembrano capitare per caso ma che, in qualche modo, il viaggio aveva già deciso di farti incontrare.
Vorrei raccontarvi molto di più. Ma la verità è che questi primi 3.500 chilometri sono stati quasi esclusivamente trasferimento. Tanta strada, tante ore in moto, pochi luoghi in cui fermarsi davvero.
Adesso, però, tutto cambia.
Siamo arrivati a Stepantsminda, a quindici chilometri dal famigerato confine russo.
Ci siamo arrivati attraversando invece una Georgia che non avrei mai immaginato così…Verdissima, montuosa ,piena di mucche e cavalli al pascolo ma anche decisamente “fresca” con i suoi 14 gradi che, dopo il caldo dei giorni scorsi, sembrano quasi autunno inoltrato.
Una terra aspra e bellissima, capace di togliere il fiato ad ogni curva.
E domani… è IL giorno. Si entra in Russia!! Ed è da lì che inizierà davvero questo viaggio infinito verso Samarcanda.
Ci stiamo già portando dietro un bagaglio enorme fatto di emozioni, incontri, chilometri. E anche di un dolore che oggi pesa tantissimo.
Ma si va avanti. Perché forse è proprio questo che i viaggi ci insegnano: che non sempre si parte felici. A volte si parte spezzati…. Ma poi si cammina lo stesso con la speranza che ogni strada, prima o poi, riesca a dare un senso anche alle ferite più profonde, tenendoci stretti per sempre una parte di cuore che nessuno potrà mai più portarci via.
(Ciao Bubino nostro, ti abbiamo amato tantissimo♥️)