KHIVA.
Khiva.
Per descriverla non basterebbero tutti gli aggettivi più fighi del mondo… se non fosse che le uniche due parole che senti non appena varchi l’ingresso della città meglio conservata della via della seta sono TICKET E KACCA ( si legge CASSA ma vedi che a chiedere sempre soldi il karma ha voluto così)
Se non paghi non puoi fare niente, a mala pena respirare ma a patto che guardi e non tocchi ( che comunque solo per guardare e non toccare ti partono circa 7€ a testa).
Pure il pane che , un metro fuori dal maestoso ingresso di Ata-Darvaza, ti costa 10 cent, dentro lo paghi 3 euro.
Una follia spenna turisti.
Senza contare che tutta la città è un tripudio di bancarelle e ristoranti con i prezzi triplicati rispetto al resto e una moltitudine di turisti partenopei che , vista la mia rinomata stima verso l’italiano medio all’estero col borsello a tracolla che urla, sbraita e sciabatta con le birkenstock ( non sono tutti così eh…) , mi viene voglia di girare i tacchi e tornarmene sulle montagne Kirghize. Al fresco e in silenzio.
Ma vabbè siamo qua e ce la godiamo.
L’idea geniale della giornata ce l’abbiamo quando “ chissà che foto fighe verranno da lassù al tramonto” ( e con “ lassu’ “ intendo il minareto alto quasi 60 mt, l’ Islam Khoja Minaret , quello lungo e sottile a fasce turchesi. Sono 56,6 metri di goduria, il più alto di Khiva. Si può salire all’interno attraverso una scala a chiocciola molto stretta e ripida di circa 175 gradini ( alti un metro per uno , ecco perché sono SOLO 175) fino alla terrazza panoramica ( dicesi TERRAZZAPANORAMICA una piattaforma del diametro di circa 3 metri , senza nessuna messa in sicurezza che, se per caso ti scivola un arto, rotoli fino al bar sotto senza manco sapere come, ovviamente piena imballata di gente sudata e trafelata dalla scalata alla sommità che chiede pietà e si domanda come mai non c’è qualcuno che fornisca acqua all’arrivo)
In effetti la vista è spaziale ma per me , che con la vecchiaia ho iniziato a soffrire di vertigini, non è sicuramente la cosa più divertente della vacanza … così dopo essere riuscita a staccare le unghie dalla balaustra a cui sono rimasta aggrappata come un koala per fare ste benedette foto , scendo.
Proseguiamo la passeggiata serale in cerca di un ristorante in cui cenare e Mauri ha la brillante idea di uscire dalle mura … così con 30€ mangiamo in tre ogni sorta di ben di dio su una terrazza con un tramonto indimenticabile che vale tutto il costo della cena …
Sorseggiamo un caffè tra le vie di khiva ormai illuminata per la sera e torniamo in hotel.
Vi devo confessare una cosa…. Da Bukhara a Khiva ci siamo venuti in macchina. Con l’aria condizionata . E l’autista. Patendo ogni sobbalzo buca e inchiodata che sto povero cristo , che non parlava manco una parola di inglese, era obbligato a fare per colpa di un manto stradale vergognoso. Mauri è sceso dalla macchina dopo 6 ore che era verde e rimpiangendo la moto , Gianni ha sostenuto una conversazione con l’autista durata circa 4 ore e mezza che sembrava un dialogo tra un arabo e un cinese: nessuno capiva un cazzo ma continuavano a ridere e annuire … il bello dei viaggi e’ anche questo, farti amici persone con cui hai parlato per 12 ore su strade infernali senza capire assolutamente niente. E giù di pacche sulle spalle e di “ sei un grande” … io , invece , avevo il ciclo. Torniamo a Bukhara il giorno dopo e ci prepariamo per il trasferimento a Tashkent, quello che ci porterà fuori dall’uzbekistan, sulla strada del ritorno verso casa. Siamo oltre i 10000km, la strada e’ ancora lunga e di cose da fare e vedere ne abbiamo un bel po’… ma la mancanza ogni tanto bussa e si fa sentire. Soprattutto quando hai fame!!!